Zgrada BIGZa
Scritto da verdeanita il gennaio 18th, 2013 | 1 comment

Ero appena arrivata a Belgrado. Avevo visto solo l’aeroporto. Milica a Bojan mi stavano portando a casa per farmi lasciare le borse. Poi, mi avevano detto, saremmo andati a bere una birra.
Fu uno dei primi edifici che vidi. Il primo, l’imponente Genex Tower, mi aveva dato il benvenuto già all’aeroporto. Quello dopo, ancora squarciato dai bombardamenti, non mi avrebbe incuriosito così tanto.
Il Bigz era pieno di finestre ed era enorme, ma non sembrava niente di speciale. Ma me lo dissero subito: “Questo è il Bigz, una volta era la sede di una ditta di stampa, poi, dopo la crisi economica, l’azienda che lo possiede ha cominciato ad affittare gli spazi e adesso è pieno di artisti, sale prove, locali.”

Lo esplorai un paio di settimane dopo. Ci andai una sera con Jenn, la sera che scoprii i Kriške. Ci portai tutti quelli che passarono a trovarmi. Ci portai Mara, la sera che la incontrai per caso dopo due anni, proprio lì a Belgrado. La stessa sera che un tizio ci invitò nel suo studio solo per ascoltare i Joy Division e io mi misi a suonare la batteria completamente sbronza.

Mi piaceva fare i sette piani di scale tutti di fretta, specialmente con qualcuno dietro di me che non capiva perché fossi così eccitata. Mi piaceva arrivare a чекаоница, il jazz bar sul tetto, e vedere tutta la città.

E non vedo l’ora di tornarci.

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Del non sentirsi persi
Scritto da verdeanita il agosto 26th, 2012 | 3 comments


Quando manca il tempo per scrivere è un buon segno. Sono a Belgrado da diciotto giorni ed è arrivato un caldo assurdo. Èun tipo di caldo diverso da quello che ho provato finora. Sembra di avere un getto di aria calda costantemente puntato in faccia. Prima ho comprato delle pere al mercato e quando sono tornata a casa per mangiarle erano calde come biscotti appena sfornati.
Il mio album su Facebook si chiama “Lost in Cyrillic” ma è una bugia. Volevo sentirmi persa, ma in realtà mi sento piuttosto a mio agio. Ho avuto problemi solo il primo giorno, a leggere la mappa dei trasporti che era solo in cirillico, ma poi basta. I primi giorni ho scritto un po’ di cose che sentivo diverse sul mio taccuino, ma poi ho smesso. L’ultimo appunto è particolarmente stupido è dice “L’acqua gocciola dai balconi”. Era da tanto tempo che non vedevo acqua gocciolare dai balconi.
Pensavo che il serbo sarebbe suonato alle mie orecchie come una cantilena senza senso, invece riesco a riconoscere con chiarezza tutte quelle quattro parole che conosco. Oggi ho capito che la radio stava parlando di un concerto che voglio andare a vedere venerdì.
Dopo una prima settimana abbastanza tranquilla è arrivata una di quelle settimane super piene che adoro. Ho passato la maggior parte delle mie sere al BIGZ, un enorme palazzo, una volta sede di un’importante casa editrice e ora aperto per sale prove e molte altre cose. C’è un jazz café sul tetto, da cui si vede tutta Belgrado e dove i gin tonic costano poco più di una birra. C’era gente di passaggio qui. C’era Simona, che ho conosciuto dopo tanto tempo passato a leggerla e basta. E poi è arrivata anche  Jenn, in tour qui da Berlino. Abbiamo mangiato molto hummus e parlato un sacco.
Jenn era stata qui mesi fa a cercare contatti per un concerto, semplicemente parlando con la gente che incontrava. Ha provato per due sere di fila con questi ragazzi serbi che erano completamente distanti da lei e da noi, per un sacco di motivi. E alla fine il concerto è stato bellissimo e speciale. Non vedo l’ora di tornare a Berlino per poterlo raccontare.
Una delle sere che lei provava al BIGZ, io sono andata in giro a cercare dell’acqua e ho trovato quello che finora è il mio gruppo serbo preferito, i Kriške. Sembravano i Black Angels e un sacco di belle altre cose.

http://youtu.be/qx1MzXDbxzE

L’ultima sera, dopo il suo concerto, passeggiavamo verso l’ostello e verso casa mia, parlando di Belgrado e Berlino e delle varie differenze. Io dicevo che Belgrado mi piace perché è molto naturale e non ci sono certe etichette sociali stupide che ci sono altrove. Che la gente mi sembra molto più rilassata. Che non ci sono cafè cool e cafè sfigati. Ci sono solo cafè diversi tra di loro. E’ difficile da spiegare, ma ho provato la stessa cosa la prima volta che sono venuta qui. Mentre parlavamo di questo abbiamo visto un branco di cani randagi sbranare un gatto ed è stata la scena più assurda e spaventosa che ho visto da quando sono qui.

Domenica scorsa ero andata nell’unico bar che conosco per andare avanti con il mio libro “Step by Step into Serbian” e mi sono ritrovata dentro una specie di mini open air come quelli che ci sono sempre a Berlino. Berlino mi manca moltissimo ed è strano perché nessun posto mi era mai mancato così tanto, dopo così poco tempo e nonostante il posto dove io sia adesso sia bello e mi ci trovi davvero bene.

Mentre sono qui la Casetta sta andando avanti e ormai è cresciuta anche troppo. Mi sembra quasi di avere una specie di figlio che è diventato grande ed indipendente e di cui sono particolarmente orgogliosa. Il merito ormai è mio solo in minima parte, ma quella cosa che facciamo in quel posto è una mia creatura e ciò mi rende felice. Quindi mi sento pronta ad una specie di seconda maternità.

Ho deciso di rinunciare all’Erasmus in Polonia per vari motivi. Perché di solito queste esperienze all’estero si fanno quando si è in cerca di se stessi e io penso di essermi quasi trovata. Perché so per certo che non sto rinunciando per paura di un salto nel vuoto, perché ne ho fatti in passato e anche questo, in qualche senso, lo era. Perché ho voglia di tornare nella mia nuova casa a Berlino, sul balcone sulla Urbanstraße dove io e la Bongio ascoltiamo Acid Pauli e ci consoliamo quando siamo un po’ depresse (Bongi, mi manchi tanto!). Perché l’università mi piace, ma non mi fa impazzire e ho deciso di usarla come una comodità e non come una cosa che devo fare assolutamente. E perché ho questo nuovo, grande progetto, che da ieri occupa qualche byte del mio computer e se risulterà infattibile voglio dedicarmi a qualcosa di simile che certo non è “l’esportabilità della governance in paesi dalla sovranità limitata”.

When thetime for writing is missing, it’s a good sign. I’m in Belgrade since eighteen days, and now it’s crazy hot. It’s a kind of heat that I’ve never experienced before. It seems to have a hot air constantly pointed in your face. Before I bought pears at the market and when I got home to eat them, they were warm as freshly baked cookies.
My album on Facebook is called “Lost in Cyrillic” but it’s a lie. I wanted to feel lost, but I actually feel quite confortable. I had problems on the first day, reading the transport map that was only in Cyrillic but that’s it. The first few days I wrote a few notes about differences in my notebook, but then I stopped. The final note is particularly stupid it says “Water drips from the balconies.” It’s been a long time since I saw water dripping from the balconies.
I thought that serbian would have sounded to my ears like a meaningless lullaby, however I can clearly recognize all those four words I know. Today I realized that the radio was talking about a concert I want to go see Friday.
After a quiet first week, it came one of those super full weeks that I love. I spent most of my evenings at BIGZ, a huge building, once home to a major publishing house and now open for rehearsal rooms and many other things. There is a jazz café on the roof, from where you can see the whole Belgrade and where the gin and tonic cost little more than a beer. There were people passing here. Simona, that I’ve been reading for such a long time and that I finally met. And then came also Jenn, on tour here form Berlin. We ate a lot of hummus and talked for a long time.
Jenn was here months ago to look for contacts for a concert, just talking to people she met. She had rehersal for two nights in a row with these serbian guys, who were completely different from her and from me, for a lot of reasons. And at the end the concert was beautiful and special. I can’t wait to return to Berlin to tell the tale.
One evening we were at BIGZ, I went out looking for water and found the one, that so far is my favorite serbian band, the Kriške. They sounded like the Black Angels and a lot of other beautiful things (anche se sembrano più i Foals in questo video).
Hers last night, after the concert, we walked to the hostel and to my house, talking about Belgrade and Berlin and the various differences. I said that I like Belgrade because it’s very natural and there aren’t certain stupid social labels that there are elsewhere. That the people here seem much more relaxed. That there are no cool cafes and lame cafes. There are only cafe different from each other. It’s hard to explain, but I felt the same thing the first time I came here. As we were talking about this, we saw a pack of stray dogs tearing a cat and that was the most absurd and frightening scene I’ve seen since I came here.

Last Sunday I went in the only bar I know, to read my book “Step by Step into Serbian”, and I found myself in a sort of mini open air, like the ones in Berlin. I really miss Berlin and it ‘s strange because there is no place I had missed so much, so soon after I left it and despite the fact that the place where I am now is nice and I really enjoy it.

While I’m here the Casetta Lou Fai is going on and has grown, maybe even too much. I feel like I have some sort of child who has grown up and is independent and I am particularly proud of. My contribution now is minimal, but that thing we are doing in that place is my creature and this makes me happy. So I feel ready for a kind of second maternity.

I decided to resign from the Erasmus in Poland for several reasons. Since usually one takes on experiences abroad such as thesewhen you are trying to figure yourself out, and I think I almost did. SinceI know I’m not giving up for fear of taking a leap into the unknown, because I did it in the past and also coming to Belgrade was somehow the same. Since I want to go back to my new home in Berlin, on the balcony on the Urbanstrasse, where me and Bongio are used to listen to Acid Pauli and console ourselves when we are a bit sad (Bongi, I miss you so much!). Since I like the University , but I don’t love it, and I decided to use it as a benefit and not as an obligation. And since I have this big new project, that now occupies just some bytes on my computer, and if it’s turn out to be impossible, I want to be devote myself to something similiar which most likely will not be “the exportability of governance in countries with limited statehood”.

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Dobrodosli
Scritto da verdeanita il agosto 10th, 2012 | Leave a comment

Ebbene, sembra proprio che alla fine io sia arrivata a Belgrado. Due sere fa per la precisione. In questo momento vi scrivo dalla mia piccola e graziosa stanzetta con le zanzare che mi pungono e il sole che già alle otto e mezza è tramontato. Non ero più abituata all’oscurità così presto, specialmente d’estate. E questa è la prima di mille differenze e cose nuove.
Oggi comincia anche il mio primo fine settimana in questa nuova città, dopo due giorni molto leggeri di lavoro al REX, il centro culturale sede del mio tirocinio.
Il REX fa parte, insieme ad altri centri fighissimi come il WUK di Vienna, l’Ufa Fabrik a Berlino e il Melkweg ad Amsterdam, di Trans Europe Halles, di cui fa parte anche Interzona. Il mio master in Scienze Politiche a Berlino prevedeva anche un tirocinio e ho pensato bene di farlo in un altro posto all’estero, magari in un posto che fosse collegato non solo a quello che studio ma anche a quello che faccio “nel tempo libero” e che vorrei diventasse un lavoro. Volevo poi tornare a Belgrado per una serie di motivi piccoli, concatenati e probabilmente inspiegabili. E quindi eccomi qui. Mi piace tutto questo perché avevo cominciato a parlarne a tutti già a dicembre, quando era solo un’idea scema e per nulla concreta. Mi ha fatto piacere quando mi ha scritto Robert, un uomo che verso dicembre aveva occupato per qualche sera mio divano a Kotti25 (ovvero il mio precedente appartamento) e che poi era partito per l’Uganda, dicendomi “Ehi, alla fine ci sei andata davvero!”.

Sono arrivata mercoledì sera verso le nove e due miei nuovi “colleghi” sono venuti a prendermi, mi hanno portata a casa e mi hanno poi invitata a bere una birra. Sostanzialmente già la prima sera me ne stavo a chiacchierare con gente nuova, allietata da un djset che è passato da Grimes agli Yo La Tengo, sperimentavo le mie prime frasi in serbo (già dimenticate) e tornavo a casa cercando di capire le scritte delle strade in cirillico.

Ieri ho cominciato il mio lavoro al REX. Mi hanno raccontato un po’ la storia dell’edificio, inizialmente sede di non ho capito quale società ebraica, usato poi come location per un film e diventato poi centro culturale. Le attività sono divise in progetti propri del centro, coproduzioni e residenze di progetti esterni. In questo momento (abbastanza tranquillo: in Serbia in questo periodo sono tutti in vacanza) ci sono le prove di un gruppo di teatro metà tedesco e metà serbo e l’organizzazione di un festival di cinema indipendente chiamato Free Zone. Molte delle attività, specialmente quelle organizzate dal REX, sono legate all’ambito politico e sociale.

Dopo il lavoro la mia collega Milica mi ha portato a fare un giro in centro, a registrarmi alla polizia e a fare un nuovo numero di cellulare (per 200 dinari, circa due euro, ho avuto 5000 minuti di chiamate gratis e 5000 sms gratis, #ciao). Siamo passate per il Kalemegdan, che è un parco molto bello e grande con una fortezza da cui si vede tutta la città, e mi ha dato qualche informazione base sulla città, sul centro, su Nuova Belgrado, una parte di città al di là della Sava costruita intorno agli anni settanta, su Zemun, che è una specie di città che è stata collegata a Belgrado nel corso del tempo, e su varie altre cose.

È la prima volta che mi trovo a lavorare in ufficio che si occupa di teatro, cinema e musica e non di qualcosa di commerciale. Oggi ho messo in ordine tre scatole piene di flyer di mostre, concerti e progetti in giro per il mondo e pensavo a quanto fossero belle, le cose che fanno le persone in giro per il mondo.

Well, it seems that at last I have arrived in Belgrade. Two nights ago to be exact. In this moment I am writing from my pretty little room, the mosquitoes are biting me and at half past eight the sun has already set down.
I’m no longer used to this early darkness, especially in the summer. And this is the first of thousands of differences and new things.
Today also begins my first weekend in this new city after two days of very light work at the REX Cultural Center, where I’m doing my internship.
The REX belongs, together with other cool cultural centers such as WUK in Wien, Ufa Fabrik in Berlin and Melkweg in Amsterdam, to Trans Europe Halles network, which also includes Interzona. My master’s degree in Political Science in Berlin has to include an internship and I thought to do it somewhere else abroad, perhaps in a place that was related not only to what I study but also to what I do “in the free time” and that I would like to make a job. I wanted to come back to Belgrade for a lot of small, chained and probably inexplicable reasons. So here I am. I like this because I started to tell everybody about it in December, when hit was just a stupid idea. I was pleased when Robert, a man who occupied my couch in Kotti25 (my previous apartment) for some days around December and then left for Uganda, wrote me saying “Hey, eventually you really went there”

I arrived Wednesday evening at about nine and two of my new “colleagues” fetched me, they took me home and then invited me to drink a beer. Basically the very first evening I was chatting with new people, cheered by a dj who has gone from Grimes to Yo La Tengo, I was experimenting my first sentences in serbian (already forgotten) and I came home trying to understand the indication written in Cyrillic.

Yesterday I started my work at REX. They told me the history of the building, which initially belong Jewish society, was used as a location for a movie and then became a cultural center. The activities are divided in the center’s own projects, co-productions and residences. At the moment (pretty quiet: in Serbia in this period everyone is on holiday) there are rehearsal of a theater group, half from Germany and half from Serbia, and the organization of an independent movie festival called free zones. Many of the activities, especially those organized by REX, are linked to the political and social.

After work, my colleague Milica showed me the center of the city, we registered me at the police and she helped me making a new mobile number (for 200 dinars, about two euros, I had 5000 minutes of free calls and 5000 free sms, # hello). We went to the Kalemegdan, which is a beautiful park and with a big fortress from which you can see the whole city, and she gave me some basic information about the city, the center, New Belgrade, a part of the city beyond Sava which was built in the early seventies, Zemun, which is a kind of city that has been linked to Belgrade over time, and various other things.

This is the first time I have to work in a office that deals with theater, cinema and music and not anything commercial. Today I tidied up three boxes full of flyers of exhibitions, concerts and projects around the world and I thought how beautiful they are, the things that people make around the world.

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