Qualcosa rimarrà per sempre
Scritto da verdeanita il gennaio 18th, 2016 | 2 comments
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Di solito mi sveglio con la radio. È una sveglia gentile. La tengo a volume medio, così il risveglio non è brusco ma rimango un po’ in dormiveglia prima di capire che la musica o le parole che sento non fanno parte del mio sogno e che ormai è ora di alzarsi.
Lunedì scorso la radio mi ha svegliata con “Heroes” e mentre mi rigiravo nel letto pensavo che era una canzone stupenda, potente e perfetta. Quante canzoni vengono suonate così spesso senza perdere lucentezza?
Avevo ascoltato “Blackstar” proprio la sera prima e avevo pensato che chissà, magari Bowie sarebbe venuto a fare un concerto a Berlino. Sarebbe stato bello, sarei dovuta andarci di sicuro.
Poi ho preso in mano il cellulare e ho letto Instagram e Twitter e ho pensato, come tutti: “Ma come? Il suo album è uscito due giorni fa!”
Subito dopo ho scritto a Rachel che volevo andare a Schöneberg.
In ufficio mi chiedo se sia il caso di post celebrativi o meno, ma il problema è che mi pare davvero brutto postare i nostri tour e i nuovi video dei nostri gruppi senza dire una parola e facendo finta che non sia successo niente. Decido che basta un video. Vorrei postare “Let’s dance”, perché è una di quelle che ascolto più spesso (fa parte della playlist che ascolto prima di uscire di casa per andare a ballare), ma alla fine decido di postare “Space Oddity”, perché l’altra mi pare troppo allegra.
Una volta, parlando con il mio amico Mathias di Berlino che cambia e della gentrificazione, avevo detto che io non la vedevo così tragica. Sì, ci stanno chiudendo tutti i locali, ma sono sicura che qualcosa di rappresentativo di questi anni resisterà sempre, come esistono balere quasi intoccate degli anni ’30, gli squat degli anni ’80 nelle Altbau di Kreuzberg, gli edifici con le facciate scrostate della Berlino Est. E poi ci sono posti a Schöneberg che rimangono un po’ misteriosi. Anni fa Lorina mi aveva invitata ad un suo concerto all’Ex’n’pop e da allora non l’ho mai più sentito nominare. Le guide di Berlino un po’ vecchie che possiedo, dicono che è famoso per i suoi locali gay, ma chi ha bisogno di andare fino a Schöneberg quando a Kreuzberg c’è il Silver Future e lo Schwuz e un sacco di altri posti? Pensa – gli avevo detto – anni fa era pieno di posti a Schöneberg e noi ora non ci andiamo quasi mai. È come se David Bowie e Iggy Pop avessero vissuto in un’altra città. E comunque sono sicura che qualcuno dei loro posti è rimasto. Vedrai, gli avevo detto, magari chiuderanno la maggior parte dei nostri posti, ma qualcosa di questo periodo rimarrà per sempre.
Per andare a Schöneberg e scendere alla fermata giusta devo dare una controllatina alla piantina della metro. Sì, ho beccato la direzione giusta. Non ci vado quasi mai, a Schöneberg. Ci vado quando voglio un po’ perdermi, quando vado da Tiger, quando andavo al planetario, quando andavo a casa della Giulia. Una volta sono andata al Neues Ufer a scrivere una lettera che non ho mai spedito. Cominciava dicendo “Sono andata a passeggiare a Schöneberg per perdermi un po’ e il bar da dove ti scrivo è pieno di foto di Bowie alle pareti”.
Io e Rachel ci vediamo fuori dalla metro, ma mentre aspettiamo Vincent – perché non potevamo compiere questo pellegrinaggio senza Vincent – torniamo dentro a comprare dei fiori. Io ne prendo uno bianco, lei uno arancione “come i suoi capelli”. Il tipo che ci vende i fiori non ha l’aria di capire quello che sta accadendo, anche se probabilmente non ha mai venduto tanti fiori in un giorno solo.
Invece una signora che ci vede capisce subito cosa stiamo facendo: “Andate da Bowie? Dovete prendere quell’uscita”.
Vincent arriva e andiamo verso il numero 155 della Hauptstraße, dove la porta è già coperta da talmente tanti fiori e foto e dediche e candele e la gente che ci abita fa fatica ad uscire.
Il bar proprio di fianco alla vecchia casa di Bowie è pieno di gente dall’aria mesta che beve birra e che, come forse ci si poteva aspettare, ascolta canzoni di Bowie. Ci rimane una mezz’ora prima di vederci con gli altri per andare al cinema e decidiamo che sì, possiamo anche noi andare a bere una birra nel bar ed essere ancora tristi per un altro po’. Poi però, proprio quando sono al bancone del bar e quella canzone un po’ triste finisce, ne comincia un’altra completamente diversa.
Quando parte “Let’s dance” siamo tutti presi alla sprovvista, ma alla fine c’è chi urla “Fuck yeah!” e tutto il bar comincia a ballare. Ballo anche io, ovviamente, e non so se concentrarmi su quello o sul farmi largo al bancone per prendere queste birre. Probabilmente non hanno mai versato tante birre in un solo giro, come il fioraio non ha mai venduto tanti fiori. È una festa stranissima e bellissima e quando mi giro verso Vincent per porgergli la birra vedo che sta piangendo e piangendo di brutto, ma che non ha smesso di ballare. Quando poi parte “Under Pressure” e poi “Moder Love”, continuiamo a ballare e io comincio a sentire la mancanza di tutti i miei amici, perché è una cosa specialissima vivere in un posto, essere in un posto che è parte di una storia così straordinaria, dove sono successe cose che rimarranno per sempre.

Somewhere in Schöneberg

Ein von verdeanitarrrr (@verdeanita) gepostetes Video am

(Una volta avevo fatto i conti per vedere che età aveva Bowie quando si era trasferito a Berlino, pensandolo un po’ come me, che ero venuta a Berlino a ventidue anni, invece avevo scoperto che di anni ne aveva ventinove e mi ero sentita meglio, come se avessi ancora tutto il tempo di trovare la mia ispirazione, non facendo caso al fatto che a ventinove anni lui aveva già registrato dieci album)
(Anche se l’abbiamo scoperto di lunedì mattina, David Bowie è morto di domenica, proprio mentre stavo ascoltando “Blackstar”. Anche Lou Reed è morto di domenica. Lo so perché quella sera ero andata all’Open Mic e tutti avevano fatto cover di Lou Reed e Heiko aveva detto “In qualche modo sono preparato” e poi aveva suonato “The Barcade Song”, che ha gli stessi accordi di “I’m Waiting for the Man”. Probabilmente anche mentre sto scrivendo queste cose, adesso che è domenica, un sacco di gente all’Open Mic avrà cantato canzoni di Bowie.)
(Due mesi fa, in un second hand in un passage orribile a due passi da Kleistpark, avevo trovato una copia di “Aladdin Sane” ad un prezzo non troppo eccessivo ma neanche eccezionale, ed ero rimasta a rigirarmelo per le mani per cinque minuti pensando poi che no,  forse avevo già la borsa piena di cazzate di Tiger e non ci stava oppure forse dovevo andare al planetario ed ero di fretta e non avevo tempo di aprirlo con calma e vedere com’era dentro e poi sono sempre senza soldi e allora magari ci penso e passo di qui la prossima volta che vado al planetario e l’avevo lasciato lì.)
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Appunti da Emocean
Scritto da verdeanita il agosto 27th, 2015 | Leave a comment

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Trovo molto buffo il fatto che nonostante io scriva sempre pochissimo su questo blog, questo post riprende la mia vita un po’ dove l’avevo lasciata: io ed Erin eravamo andate a Dresda a vedere i Notwist (con la scusa di vedere il nostro amico Remì che suonava in apertura con gli Aloa Input) e io avevo prenotato un autobus molto presto la mattina per tornare a Berlino aiutare ad un casting (Erin invece aveva prenotato un treno con cui era andata direttamente in aeroporto, per volare da qualche parte in Europa, a qualche altro concerto di uno dei suoi artisti, che se non ricordo male era Jessica Pratt).
Ovviamente tornai a Berlino equamente stanca e felice (e, come sapete, ero molto felice), quindi al casting non ci andai (comunque, mi informò Luise, riuscivano a gestire la cosa senza problemi e non dovevo preoccuparmi).

Il casting era per “Emocean”, un film di cui i nostri amici Fenster avevano già registrato la colonna sonora e che doveva finalmente prendere forma per essere presentato al Pop-Kultur *ieri sera*.
Il Pop-Kultur è un festival che si svolge quest’anno per la prima volta a Berlino e che prende il posto di quella che era la Berlin Music Week (che comprendeva anche il Berlin Festival a Tempelhof, che invece dall’anno scorso ha deciso di virare molto di più sull’elettronica e spostarsi all’Arena e sui Club sulle barche attraccati alle sponde della Sprea, lasciando l’aeroporto alla prima edizione europea del Lollapalooza, che ha una line-up che mi fa super ridere).
Il Pop-Kultur si svolge invece al Berghain ed è per questo molto più cool (in realtà non lo so perché al Berghain ci sono andata mezza volta, ma era bello dirlo).

Comunque, nonostante non avessi partecipato a quel casting perché quella domenica di marzo ero troppo stanca, partecipai comunque al film, una domenica di aprile in cui mi svegliai ancora più stanca (e molto più in hangover). Una comparsa aveva cancellato all’ultimo momento e Amande mi aveva svegliata alle 11: “Cosa stai facendo?” “Ehm, dormendo…” “Vuoi fare la comparsa? Ce la fai ad essere a Wedding tra un’ora? C’è un sacco di roba da mangiare!”. Un’ora dopo ero truccata così e mi stavo abbuffando di cibo:

Catering

Foto di Giulio

E così ho capito l’importanza del catering per rendere felice la gente: la prima di tante altre cose che avrei imparato sul set.

Mattina

La vostra eroina fa la guardia al catering su una panchina di Frankfurter Allee. Sette di mattina. Faccia perplessa.

 

Il secondo giorno che sono andata sul set era un giovedì e le riprese cominciavano a qualcosa tipo le sei di mattina, il che vuol dire che alle cinque e mezza ero sotto casa di Giulio ad attendere lui ed Amande con due bicchieroni di caffè bollente. Questa è la seconda cosa che ho imparato sul set: che se ti svegli alle cinque del mattino hai tempo per fare un sacco di cose!
Mentre controllavo il catering e cercavo di spiegare cosa stavamo facendo a dei berlinesi molto confusi (la scena prevedeva una danza di gruppo sul prato della fontana di Strausbergerplatz e la scena è durata un bel po’ perché è stata ripresa da più angolazioni, compresa una dall’alto, per la quale gli altri sono entrati in uno dei misteriosi palazzoni di Frankfurter Allee) ho anche chiacchierato un sacco con il costumista Tom, che si è rivelato un fan di Gilmore Girls, un ex compagno di scuola di Amy Winehouse e mi ha spiegato come funzionano i costumi, che tipo per ogni vestito si devono avere sul set due cambi esatti perché cosa succede se uno di rompe o si sporca o?
Alle otto eravamo all’Antje Oklesund a fare colazione (ancora: una valanga di cibo!) e a girare un’altra scena, prima di andare in qualche posto perduto a Neukölln dove saremmo rimasti fino alle sei di sera (alla fine di questa giornata ero a dei livelli di stanchezza raramente provati).

Io con un Moscow Mule vergine, alle otto o nove del mattino, dall'Antje sulla via per la location successiva

Io con un Moscow Mule vergine (ovvero solo ginger ale e fetta di cetriolo), alle otto o nove del mattino, dall’Antje sulla via per la location successiva

Nonostante la mia presenza sul set si sia limitata a soli due giorni, ho imparato tantissime cose, da nuove parole (“props” già la sapevo ma “stanchions” no e ho imparato che sono delle specie di transenne, “Requisiten” è “oggetti di scena in tedesco”, ma anche questa l’avevo già imparata a Belgrado”, “extra” sono le comparse) agli effetti benefici del caffè, ma soprattutto è stato bellissimo buttarsi in una cosa completamente nuova, una situazione in cui non mi ero mai trovata, a fare (o a veder fare) una cosa di cui non sapevo niente. Ha letteralmente cambiato il mio punto di vista e ora ogni volta che guardo un film penso “Ma come hanno fatto a fare quella scena?” “Ma chi avrà fatto il catering per tutti quegli extra?”

Emocean

Giulio e Sibsi nelle vesti di cittadino apatico e poliziotto hippy malefico.

 

Alla fine della settimana di riprese con il cast, in cui le call per il cast avevano orari variabili tra le quattro e le otto del mattino, io e tutti i miei amici eravamo un po’ persi: “Cosa dobbiamo fare oggi? A che ora e dove dobbiamo trovarci?”.
JJ, Jonathan e Lucas, ovvero i tre Fenster, sono invece andati avanti con le riprese fino alla settimana scorsa.

La settimana scorsa io sono anche andata tutti i giorni da Dahlem Dorf, parte di Berlino molto simile a Stars Hollow che è anche la sede della mia università, per chiudermi dentro la nostra biblioteca a forma di cervello dove piove dentro e cercare di dare una mossa alla mia tesi di Master. Mi sentivo molto distante da tutte le cose che accadevano “in città” e ho pensato spesso ai Fenster “pensa che loro è da sei settimane che non fanno altro che girare, montare, provare” (e nel mentre hanno anche organizzato un party per raccogliere soldini e un festival gratuito su un’isola).
Alla fine del film, durante un breve Q&A, qualcuno a chiesto a JJ: “Ma come vi è venuto in mente?” e lei ha riassunto tutto benissimo dicendo: “È cominciato un po’ per scherzo e ha finito per governare le nostre vite”

E veramente, dedicare letteralmente tutto quello che hai (dal tuo tempo a tutti i tuoi risparmi) ad un progetto artistico può sembrare al limite della follia, ma è anche incoraggiante veder gente che crede così tanto in quello che fa.
“Emocean” l’ho visto completo domenica ad una premiere privata per il cast e per chi aveva dato una contributo al crowdfunging. E ho avuto prova della sua follia. Quando ci hanno raccontato la genesi della musica e della storia, ci hanno parlato di jam session e si sogni che avevano realmente fatto. Sono immagini coloratissime e inquietanti, una storia surreale con quaranta minuti di musica quasi completamente strumentale. E nonostante avessero pochissimi mezzi, poco tempo e molta inesperienza, si vede che di fondo c’erano idee molto precise, dalle immagini ai suoni. Insomma, non ho mai visto delle persone lavorare così tanto alla fedele rappresentazione delle idee assurde che avevano in mente.

Ma la cosa che mi è piaciuta di più in tutto questo è stato vedere l’enorme supporto che i Fenster hanno ricevuto dalla scena berlinese: dall’ufficio di Paper & Iron abbiamo partecipato in tre su quattro come comparse e anche Andreas Mr. Puschen fa la sua comparsa nel film. Locali come il Marie Antoniette e l’Antje Oklesund hanno prestato le loro stanze per le riprese, ma anche per eventi prima e dopo, amici dj si sono offerti di suonare al party per raccogliere i fondi, ho conosciuto un giornalista di Intro durante il secondo giorno, Melissa, la donna che organizza un sacco di concerti fighissimi allo Schokoladen e in altri posti, ha fatto partecipare i suoi figli (credo che il più piccolo abbia meno di un anno) e la sensazione di essere tutti parte di questa cosa era divertente e super positiva.

“Emocean” era in premiere ieri al Pop-Kultur, ma ci sono anche due video su Arte Creative (“A day in the life on planet Auberginus” e “Samson’s body”: chi mi trova è bravo) e il video del singolo “Memories”. L’album è in streaming su Spex ed esce il 4 settembre per Morr Music.

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Limonare fino ad essere stanchi
Scritto da verdeanita il giugno 3rd, 2015 | 1 comment

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Di fronte a casa mia a Berlino, sull’altro lato della strada, c’è un locale che si chiama Ficken 3000 e il nome lascia davvero pochissimo spazio all’immaginazione. Pare però che sia un locale simpatico e amichevole e una volta ci ha pure suonato la mia amica Karla.
La cosa buffa è che per un po’ di tempo di fianco ad esso c’è stato un bar che il proprietario aveva deciso di chiamare Café Limona, volendo probabilmente dare un sapore italiano alla sua attività e totalmente ignaro dell’effetto comico che l’accostamento invece creava.
Per mesi io e la mia coinquilina abbiamo ipotizzato di invitare qualcuno ad un appuntamento molto esplicito da consumarsi nei due locali.
Poi il Café Limona ha chiuso.
Il verbo “limonare” mi piace molto. Mi piace anche mandare dei limoni seguiti da dei punti interrogativi su Whatsapp per chiedere alla gente come è andato un appuntamento. Sfortunatamente funziona solo con gli amici italiani.
In tedesco limonare si dice “knutschen”, che è ovviamente una parola molto più difficile da pronunciare, ma che forse rende meglio l’aggrovigliamento di lingue che descrive.
È una parola che in questi giorni canticchio spesso, perché contenuta in un verso del singolo dei Tocotronic che sto ascoltando tantissimo, pensando ogni volta a quanto sia strano che un gruppo è così popolare qui, sia invece totalmente sconosciuto ai miei amici italiani.
È stato Giulio a farmi vedere il video di “Die Erwachsenen” la prima volta. “Sembra la nostra vita ma piú interessante”, l’ha descritto. Ed effettivamente è tutto un concentrato di cliché berlinesi, tramonti sui tetti, pavimenti di legno, scorribande nella metro, WG Party e pizze surgelate del LIDL. Gradevole però.
Non riesco a trovare un paragone italiano per loro. Diciamo che sono uno di quei gruppi che fa pop fatto bene, che puoi sentire alla radio ma che piacciono anche a chi ascolta musica piú alternativa. Uno di quei gruppi che tutti hanno ascoltato quando erano più giovani e che, pur essendo maturati nei gusti, si continua ad apprezzare. La cosa più vicina che mi viene in mente sono forse gli Afterhours, anche se loro alla radio non si sentono mai. Però sono andati a Sanremo. E cantano in italiano, come i Tocotronic cantano in tedesco.
La cosa che rende più difficile il paragone è però che quando vado a ballare qui, ad un certo punto arriva sempre il momento canzoni crucche. Ad un certo punto mettono su i Fehlfarben e i Grauzone e, appunto, i Tocotronic. Quando andavo a ballare in Italia invece non sentivo mai canzoni italiane, a parte forse gli Offlaga Disco Pax e i CCCP, a volte.
In Italia si balla e ho ballato troppo poco, comunque, quindi prego, correggetemi e ditemi i nomi delle hit che posso mettere qui quando finalmente di metteranno dei piatti sotto le mani. È stato infatti un momento strano e allo stesso tempo bello e brutto, quello in cui mi sono resa conto che se dovessi mettere i dischi adesso, avrei più canzoni tedesche che italiane su cui far ballare la gente.
Brutto, perché dovrei sapere più cose sulla musica italiana. Ma anche bello, perché mi sembra di possedere un qualcosa della Germania che dal di fuori non ha significato.
Il disco dei Tocotronic è uscito il 1 maggio e loro hanno deciso di fare un concerto all’SO36 lo stesso giorno. Che è appunto come se gli Afterhours facessero un concerto al Covo. Senza contare che l’SO36 è su Oranienstraße, che il 1 maggio è la strada più impraticabile di tutta Berlino. Ero curiosa, ma a parte il fatto che i biglietti erano (ovviamente) esauriti, la combinazione 1-maggio-kreuzberg non era invitante e poi comunque il giorno prima c’era il party What Difference Does it Make! all’Antje Öklesund e sapevo che avrei ballato fino all’alba.
Poi però verso le 3 mi ero sentita talmente stanca che avevo deciso di dirigermi a casa. Quella sera ero riuscita a piazzare all’ultimo minuto un concerto dei Niagara prima del party ed ero all’Antje dalle sette. Ad Alexanderplatz mi ero però accorta di essere senza chiavi ed era ormai un orario infame per farmi aprire dal citofono, così ero tornata indietro, mi ero presa da mangiare su Frankfurter Allee ed ero tornata a mischiarmi con i miei amici che ballavano. Ormai era il primo maggio da un bel po’ di ore.
E proprio in quel momento è partita “Die Erwachsenen” e l’ho riconosciuta subito. Era una canzone nuova, ma sapevo già il testo a memoria. Sono tornata a ballare, sentendomi molto a casa, e ho ballato poi fino all’alba come mi ero promessa.
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