Appunti da Emocean
Scritto da verdeanita il agosto 27th, 2015 | Lascia un commento

image (1)

Trovo molto buffo il fatto che nonostante io scriva sempre pochissimo su questo blog, questo post riprende la mia vita un po’ dove l’avevo lasciata: io ed Erin eravamo andate a Dresda a vedere i Notwist (con la scusa di vedere il nostro amico Remì che suonava in apertura con gli Aloa Input) e io avevo prenotato un autobus molto presto la mattina per tornare a Berlino aiutare ad un casting (Erin invece aveva prenotato un treno con cui era andata direttamente in aeroporto, per volare da qualche parte in Europa, a qualche altro concerto di uno dei suoi artisti, che se non ricordo male era Jessica Pratt).
Ovviamente tornai a Berlino equamente stanca e felice (e, come sapete, ero molto felice), quindi al casting non ci andai (comunque, mi informò Luise, riuscivano a gestire la cosa senza problemi e non dovevo preoccuparmi).

Il casting era per “Emocean”, un film di cui i nostri amici Fenster avevano già registrato la colonna sonora e che doveva finalmente prendere forma per essere presentato al Pop-Kultur *ieri sera*.
Il Pop-Kultur è un festival che si svolge quest’anno per la prima volta a Berlino e che prende il posto di quella che era la Berlin Music Week (che comprendeva anche il Berlin Festival a Tempelhof, che invece dall’anno scorso ha deciso di virare molto di più sull’elettronica e spostarsi all’Arena e sui Club sulle barche attraccati alle sponde della Sprea, lasciando l’aeroporto alla prima edizione europea del Lollapalooza, che ha una line-up che mi fa super ridere).
Il Pop-Kultur si svolge invece al Berghain ed è per questo molto più cool (in realtà non lo so perché al Berghain ci sono andata mezza volta, ma era bello dirlo).

Comunque, nonostante non avessi partecipato a quel casting perché quella domenica di marzo ero troppo stanca, partecipai comunque al film, una domenica di aprile in cui mi svegliai ancora più stanca (e molto più in hangover). Una comparsa aveva cancellato all’ultimo momento e Amande mi aveva svegliata alle 11: “Cosa stai facendo?” “Ehm, dormendo…” “Vuoi fare la comparsa? Ce la fai ad essere a Wedding tra un’ora? C’è un sacco di roba da mangiare!”. Un’ora dopo ero truccata così e mi stavo abbuffando di cibo:

Catering

Foto di Giulio

E così ho capito l’importanza del catering per rendere felice la gente: la prima di tante altre cose che avrei imparato sul set.

Mattina

La vostra eroina fa la guardia al catering su una panchina di Frankfurter Allee. Sette di mattina. Faccia perplessa.

 

Il secondo giorno che sono andata sul set era un giovedì e le riprese cominciavano a qualcosa tipo le sei di mattina, il che vuol dire che alle cinque e mezza ero sotto casa di Giulio ad attendere lui ed Amande con due bicchieroni di caffè bollente. Questa è la seconda cosa che ho imparato sul set: che se ti svegli alle cinque del mattino hai tempo per fare un sacco di cose!
Mentre controllavo il catering e cercavo di spiegare cosa stavamo facendo a dei berlinesi molto confusi (la scena prevedeva una danza di gruppo sul prato della fontana di Strausbergerplatz e la scena è durata un bel po’ perché è stata ripresa da più angolazioni, compresa una dall’alto, per la quale gli altri sono entrati in uno dei misteriosi palazzoni di Frankfurter Allee) ho anche chiacchierato un sacco con il costumista Tom, che si è rivelato un fan di Gilmore Girls, un ex compagno di scuola di Amy Winehouse e mi ha spiegato come funzionano i costumi, che tipo per ogni vestito si devono avere sul set due cambi esatti perché cosa succede se uno di rompe o si sporca o?
Alle otto eravamo all’Antje Oklesund a fare colazione (ancora: una valanga di cibo!) e a girare un’altra scena, prima di andare in qualche posto perduto a Neukölln dove saremmo rimasti fino alle sei di sera (alla fine di questa giornata ero a dei livelli di stanchezza raramente provati).

Io con un Moscow Mule vergine, alle otto o nove del mattino, dall'Antje sulla via per la location successiva

Io con un Moscow Mule vergine (ovvero solo ginger ale e fetta di cetriolo), alle otto o nove del mattino, dall’Antje sulla via per la location successiva

Nonostante la mia presenza sul set si sia limitata a soli due giorni, ho imparato tantissime cose, da nuove parole (“props” già la sapevo ma “stanchions” no e ho imparato che sono delle specie di transenne, “Requisiten” è “oggetti di scena in tedesco”, ma anche questa l’avevo già imparata a Belgrado”, “extra” sono le comparse) agli effetti benefici del caffè, ma soprattutto è stato bellissimo buttarsi in una cosa completamente nuova, una situazione in cui non mi ero mai trovata, a fare (o a veder fare) una cosa di cui non sapevo niente. Ha letteralmente cambiato il mio punto di vista e ora ogni volta che guardo un film penso “Ma come hanno fatto a fare quella scena?” “Ma chi avrà fatto il catering per tutti quegli extra?”

Emocean

Giulio e Sibsi nelle vesti di cittadino apatico e poliziotto hippy malefico.

 

Alla fine della settimana di riprese con il cast, in cui le call per il cast avevano orari variabili tra le quattro e le otto del mattino, io e tutti i miei amici eravamo un po’ persi: “Cosa dobbiamo fare oggi? A che ora e dove dobbiamo trovarci?”.
JJ, Jonathan e Lucas, ovvero i tre Fenster, sono invece andati avanti con le riprese fino alla settimana scorsa.

La settimana scorsa io sono anche andata tutti i giorni da Dahlem Dorf, parte di Berlino molto simile a Stars Hollow che è anche la sede della mia università, per chiudermi dentro la nostra biblioteca a forma di cervello dove piove dentro e cercare di dare una mossa alla mia tesi di Master. Mi sentivo molto distante da tutte le cose che accadevano “in città” e ho pensato spesso ai Fenster “pensa che loro è da sei settimane che non fanno altro che girare, montare, provare” (e nel mentre hanno anche organizzato un party per raccogliere soldini e un festival gratuito su un’isola).
Alla fine del film, durante un breve Q&A, qualcuno a chiesto a JJ: “Ma come vi è venuto in mente?” e lei ha riassunto tutto benissimo dicendo: “È cominciato un po’ per scherzo e ha finito per governare le nostre vite”

E veramente, dedicare letteralmente tutto quello che hai (dal tuo tempo a tutti i tuoi risparmi) ad un progetto artistico può sembrare al limite della follia, ma è anche incoraggiante veder gente che crede così tanto in quello che fa.
“Emocean” l’ho visto completo domenica ad una premiere privata per il cast e per chi aveva dato una contributo al crowdfunging. E ho avuto prova della sua follia. Quando ci hanno raccontato la genesi della musica e della storia, ci hanno parlato di jam session e si sogni che avevano realmente fatto. Sono immagini coloratissime e inquietanti, una storia surreale con quaranta minuti di musica quasi completamente strumentale. E nonostante avessero pochissimi mezzi, poco tempo e molta inesperienza, si vede che di fondo c’erano idee molto precise, dalle immagini ai suoni. Insomma, non ho mai visto delle persone lavorare così tanto alla fedele rappresentazione delle idee assurde che avevano in mente.

Ma la cosa che mi è piaciuta di più in tutto questo è stato vedere l’enorme supporto che i Fenster hanno ricevuto dalla scena berlinese: dall’ufficio di Paper & Iron abbiamo partecipato in tre su quattro come comparse e anche Andreas Mr. Puschen fa la sua comparsa nel film. Locali come il Marie Antoniette e l’Antje Oklesund hanno prestato le loro stanze per le riprese, ma anche per eventi prima e dopo, amici dj si sono offerti di suonare al party per raccogliere i fondi, ho conosciuto un giornalista di Intro durante il secondo giorno, Melissa, la donna che organizza un sacco di concerti fighissimi allo Schokoladen e in altri posti, ha fatto partecipare i suoi figli (credo che il più piccolo abbia meno di un anno) e la sensazione di essere tutti parte di questa cosa era divertente e super positiva.

“Emocean” era in premiere ieri al Pop-Kultur, ma ci sono anche due video su Arte Creative (“A day in the life on planet Auberginus” e “Samson’s body”: chi mi trova è bravo) e il video del singolo “Memories”. L’album è in streaming su Spex ed esce il 4 settembre per Morr Music.

Categories: berlin, blog, diary, italiano, music | Tags: , , , , |

Sorrisi giganteschi davanti a suoni imperfetti
Scritto da verdeanita il luglio 7th, 2015 | 1 comment
Di quando sono andata in una città dove ero già stata a vedere un gruppo che avevo già visto.
IMG_3185
Ho conosciuto Remi, credo, una sera di un paio di anni fa al Madame Claude. Ai tempi suonava con i Fenster, poi ha cominciato un altro progetto (Slow Steve, che è uscito per Morr Music a maggio) e da pochissimo suona anche come quarto membro con gli Aloa Input, che io adoro. Quando è andato a Monaco per provare con loro gli ho detto di fare il bravo e di impegnarsi seriamente. Poi è tornato a Berlino e mi ha detto che non solo andava in tour con gli Aloa Input, ma che erano stati invitati a fare da supporto ai Notwist. Ho sentito l’invidia ribollirmi nella pancia. Poi ho pensato che era inutile lasciarsi sopraffare da cattivi sentimenti: era meglio organizzarsi per andare a vederli alla data più raggiungibile. L’ho annunciato una sera al Marie Antoniette e Erin ha detto subito che veniva anche lei.
IMG_3168
IMG_3181
IMG_3197
Il primo concerto che ho organizzato, il primo concerto vero, dopo un paio di feste alle quali lo scopo primario era ubriacarsi e assai meno ascoltare il gruppi che suonavano, è stato quello dei Canadians alla Casetta Lou Fai nel 2008. A partire da quel concerto, il momento che mi è sempre piaciuto particolarmente di tutti i concerti che ho organizzato è sempre stato il soundcheck. Durante i soundcheck, quando i suoni sono ancora tutti disordinati, quando i gruppi suonano le canzoni a pezzettini, quando magari si lasciano sfuggire gli accordi di qualche canzone scema, quando il locale è ancora vuoto e ci sono solo gli addetti al lavoro, è sempre un momento speciale, perché è lì che mi rendo conto che presto succederà qualcosa di più grande, che mi rallegro perché magari quel qualcosa sta per accadere solo grazie a me e a poche altre persone, e perché è qualcosa che, pur non essendo bello da sentire o guardare, rappresenta una parte segreta e fondamentale al concerto, a cui per me è un privilegio assistere.
IMG_3203
 A Dresda, quando ho raggiunto gli altri nella sala del palco, i Notwist stavano finendo il loro, di soundcheck. Ho assistito ad una “Good Lies” quasi perfetta, quasi intera, in una stanza vuota di fronte a pochissime altre persone. Sia io che Erin eravamo emozionatissime. Ho cercato di calmarmi, dicendomi che era una canzone che avevo già sentito un sacco di volte, che ormai di soundcheck ne ho visti tantissimi, ma non sono riuscita a trattenermi e a levarmi quel sorriso gigantesco dalla faccia.
IMG_3205
Quasi tutti i miei amici più stretti sono musicisti, io invece credo di avere una specie di fobia per gli strumenti musicali. Conosco anche un sacco di gente che riesce ad ascoltare molti più album di me o che scrive facilmente di cose che ha ascoltato solo un paio di volte. Io invece sono molto lenta ad assimilare i dischi e le canzoni. Capitano raramente gli album che mi piacciono davvero davvero e mi ci vogliono tanti ascolti prima di avere un’opinione su una canzone. Quando sono ad un concerto, invece, diventa tutto più facile. Riesco a perdermici completamente, oppure riesco a capire subito perché qualcosa non mi piace. Mi piace vedere come vengono suonati gli strumenti, come gli artisti interagiscono col pubblico e viceversa, come sono le canzoni, come il concerto si evolve dall’inizio alla fine.
I gruppi che amo di più li ho scoperti proprio così: andandoli a vedere dal vivo, spesso conoscendo solo pochissime loro canzoni, o anche nessuna. Anche i Notwist. Ero andata a Ferrara perché in quel periodo andavo sempre a Ferrara per sfuggire da Bologna, perché quella sera era gratis e perché Enzo ne aveva parlato bene alla radio. E, pur avendo in seguito consumato i loro dischi, non è mai stato lo stesso come vederli dal vivo e li ho inseguiti praticamente ovunque (e ho anche la fortuna di abitare in un posto dove suonano spesso). Avevo promesso ad Erin che non avrei fatto nessuno spoiler, anche se ormai so più o meno cosa succede ai loro concerti.
So che suonano tanto, so che fanno sempre i pezzi vecchi, anche più vecchi di “Shrink”, so che fanno abbondantemente Neon Golden e che dal vivo “Pilot” ha una lunghissima coda elettronica e che “This Room”, una delle canzoni che su disco salto sempre perché trovo veramente noiosa, dal vivo è una delle mie preferite e forse uno dei motivi principali per cui continuo ad andare a vedere i loro concerti (e ogni volta questa contraddizione mi stupisce sempre di più), so che generalmente fanno due bis e che di solito “Consequence” la suonano alla fine, ma non le ho detto nulla di tutto questo. So anche esattamente qual’è la canzone che mi ha fatto innamorare la prima volta (“Puzzle”) e che hanno fatto sempre, finora, ma non a Dresda.
Non ha importanze, ovviamente, e quel sorriso gigantesco non se n’è andato per tutto il concerto. E ad un certo punto mi sono voltata e ho detto a Remì che ero davvero felice, davvero davvero tanto e l’ho ringraziato di tutto.
IMG_3196

Sala comune del nostro ostello

IMG_3195

Erin che recupera del sonno

IMG_3206

La prima volta che ho provato Lieferando. Consegneranno una pizza anche nel backstage? Sì!

Categories: bewegung, blog, diary, italiano, music | Tags: , , , , , , , , , , , , , |

Altri pianeti, stessi problemi
Scritto da verdeanita il giugno 10th, 2015 | Lascia un commento
Eclissi

Io che guardo l’eclissi di sole di quest’anno a Tempelhof attraverso un vecchio rullino.

Chiedo a mia madre come si cucinano le lenticchie, perché ne ho un vaso pieno ereditato dalla mia vicina che devo decidermi a cucinare.

“E poi ci aggiungi, chessò, un rametto di rosmarino e qualche foglia di alloro…” “Certo mamma, come no, c’è pieno di queste cose qui…” Come se a Berlino io possa permettermi un balcone pieno di piantine di aromi rigogliose come a Verona. No che non posso. Quello delle mie lenticchie è pure un soffritto senza sedano perché così va la vita qui e forse un giorno vi racconterò di quella volta che per cercare un gambo di sedano sono andata fino ai confini meridionali di Neukölln.
Per consolarmi di tutto ciò, mentre aspetto che si cuociano le lenticchie, mi apposto in cucina con il portatile a guardare video di Samantha Cristoforetti che spiega di che si nutre sull’ISS.
Non sono comunque sicura che il cibo degli astronauti sia peggio del cibo tedesco.
Finisce il video e ne comincia subito uno della mia nuova cotta Alexander Gerst che piega aeroplanini di carta in assenza di gravità. Entra la mia coinquilina e vede quello che sto facendo e mi dice che sono proprio un tipo strano, a guardare video di astronauti.
Ma non guardo solo i video. Sto anche leggendo un sacco di libri sugli astronauti o su altri pianeti o su universi paralleli. Prima leggevo biografie di gruppi musicali, ma ho deciso di smettere, perché penso già troppo a certe cose. Ho deciso che quando sono a casa devo occuparmi il tempo pensando a cose che non abbiano a che fare con il booking.
Leggo di astronauti perché non ci sono promoter sull’ISS. Leggo gli Hunger Games perché non ci sono concerti a Panem.
Io e i miei colleghi abbiamo creato un mini tumblr per raccontare i nostri incubi notturni in cui i concerti vengono cancellati, il gruppo non si presenta, ci dimentichiamo di avere un concerto e arriviamo in ritardo quando è tutto già finito. Sono cose che sognamo realmente.
Pensare ad altri pianeti, tutto sommato, non ha aiutato, perché uno dei miei contributi è questo.
Categories: berlin, blog, diary, italiano | Tags: , , , , , , , , , |

← Older posts